
| Progetto | MAAD – Music and Art Dialogues | |
| Serie | ArtCafé | |
| Data | 27 agosto 2010 | |
| Location | Sala Esposizioni - Staranzano |
Le otto opere del pittore Riccardo Codiglia selezionate da ArtCortner per questa esposizione staranzanese, rimandano direttamente ai lavori dell'artista presentati per “IMPRINTing”, mostra molto apprezzata tenutasi a Monfalcone l’inverno passato all’interno di ArtCafé, una delle declinazioni del progetto MAAD.
La tecnica di rappresentazione utilizzata nei lavori di allora, ondeggiante tra più o meno marcati livelli figurativi, ha tracciato chiaramente il solco che conduce allo stile di questa esposizione, lasciando intravedere alcuni elementi dell’evoluzione formale e concettuale che distingue queste opere dalle precedenti.
Prima di tutto, di queste otto tele, colpisce l’uso del colore: il lavoro di stratificazione di “Ubi est ruby?” è esemplare e lo sfondo nero su cui galleggiano variopinti riquadri di cielo, è un invito a indirizzare lo sguardo su questa superficie che si distende tra una zona di tinte fredde in alto a sinistra e un'area di colori caldi nel proseguire della diagonale verso destra. Dentro questo cielo - o mare - di colore si stagliano poi due frutti, un corpo a sangue caldo e un corpo a sangue freddo, elementi naturalistici che appaiono violati dal banale artificio di una lametta da barba.
Trasversalità di stili, eterogeneità di tecnica, utilizzo di tratti e pennellate come texture: questi sono altri elementi che, nel molteplice universo di colori, emergono dai lavori di Codiglia. E' sempre il colore il protagonista del bellissimo albero di “Life” che ci attira anche con un pensiero, una riflessione dell’autore sulle sue radici, invisibili nella raffigurazione arborea, dove non appaiono quasi a suggerire che le radici sono per propria stessa essenza, nascoste. Le radici si intuiscono ma non si vedono, affondano in un sistema di riquadri, di cieli che però sono anche muri, separatori, isolatori.
La forza del colore si accompagna in questa selezione ad un altro elemento formale che si esprime in una schietta raffigurazione iconografica. Icone classiche di matrice religiosa caratterizzano il quadro “Punto interrogativo” dove la rappresentazione di Cristo e di un Buddha, contrapposti nella scelta di una soluzione cromatica variopinta nel primo e monocroma nel secondo, ci presenta un filo conduttore nell'identica (in)espressione di rassegnata tranquillità delle due figure. Di questa tela non possono essere tralasciate infine, per la delicatezza del disegno e l'equilibrio dei piccoli volumi tra i petali, le bellissime rose bianche e azzurre che ci rimandano a un gusto di richiamo orientale.
Altre icone sono poi quella de “L'esecuzione” e soprattutto quelle che occupano il palcoscenico de “Il teatro delle divinità pagane”. E' opinione di chi scrive come non sia difficile scorgere in queste due tele riferimenti nettissimi al mondo contemporaneo, alle sue frustrazioni ma anche e alle sue regole. Se nel primo quadro, l'uomo che ad occhi chiusi attende che si compia il destino che gli è stato assegnato potrebbe ricordare un business man di fronte ad un fallimento d'affari, nel secondo lavoro - interessante anche per la scelta del formato che può ricordare quello dello schermo cinematrografico - gli elementi di interesse che compaiono sono diversi e numerosi. Una sfilata, una molteplice allegoria, un richiamo allo straordinario mondo dello spettacolo ma anche alla drammatizzazione dell'ordinario che spesso si è abituati a vedere e a vivere negli usi contemporanei degli incontri mondani, dove ricoprire un ruolo – anche puramente estetico – è quanto mai necessario.
Presentazione di Cristian Lanza